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Il nuoto è l’attività sportiva ideale per un bambino?

Molti genitori che leggeranno questo articolo si sono trovati o si troveranno di fronte alla difficoltosa scelta dell’attività sportiva più giusta per l’età del proprio figlio. Spesso si ascolta il consiglio del pediatra o del medico di base che indicano il nuoto come l’attività sportiva per eccellenza , lo sport completo in assoluto per formare e forgiare i giovani forti  del domani.

Ma sarà vero tutto questo?

Prima di provare a dare una mia personale interpretazione a questa domanda vorrei introdurre il concetto di capacità condizionali e coordinative.

Le capacità motorie sono alla base della prestazione fisica e sono l’insieme delle caratteristiche fisiche e sportive che un individuo possiede e che permettono l’apprendimento e l’esecuzione delle varie azioni motorie

Si dividono in capacità condizionali e coordinative.

Le capacità condizionali sono la rapidità ,  la forza e  la resistenza e sono legate agli aspetti energetici del movimento.

Le capacità coordinative sono connesse alla capacità del sistema nervoso centrale di avviare e controllare il movimento ( aspetto qualitativo del movimento ).

Le capacità coordinative ,che si sviluppano maggiormente tra i 7  i 13 anni, si distinguono a loro volta in coordinative generali e coordinative specifiche.

Un esempio è la capacità di direzione e controllo del movimento, cioè di adattare il movimento secondo lo scopo previsto ; la capacità di reazione, cioè la capacità di reagire il più velocemente possibile ad uno stimolo uditivo,tattile o visivo.; la capacità di trasformazione del movimento , cioè la capacità di modificare l’azione motoria in seguito ad una modificazione della situazione (ad esempio cambiare la coordinazione di un calcio al pallone in seguito ad una deviazione dello stesso).

 

Perché questa premessa?

 

Il nuoto fa parte di quelle attività chiamate closed skills: l’ambiente è stabile , il gesto si deve riprodurre il più possibile ad uno standard ideale e molte capacità coordinative non vengono allenate. Pensiamo invece al calcio, al tennis , alla pallavolo al rugby etc  ( definite open skills ): l’ambiente è variabile e difficilmente predicibile. Le varie capacità coordinative vengono continuamente allenate,

 

 

Il nuoto come sappiamo è una disciplina sportiva che si svolge in un ambiente antigravitario rappresentato, il nostro corpo è sostanzialmente “in scarico”, non sottoposto cioè all’estenuante pressione della forza di gravità che continuamente ci spinge al suolo. Ciò ovviamente ha delle importanti ripercussioni sul nostro moto: In acqua necessitiamo di una coordinazione, di un movimento, di un coinvolgimento muscolare e di una forza di propulsione totalmente diversi rispetto a quando camminiamo sulla terra ferma.

l’acquisizione di particolari abilità di destrezza, equilibrio e tecnica in ambiente acquatico non determinano gli stessi benefici in un ambiente terrestre. Per rendere più chiaro il concetto, noi sappiamo che attraverso la motricità e le esperienze di movimento sviluppiamo fin da bambini uno schema corporeo, cioè la conoscenza e la consapevolezza che noi stessi abbiamo del nostro corpo. Più saranno varie le esperienze di movimento e più sarà facilitata una buona strutturazione dello schema corporeo.

Chiarito questo, possiamo esagerare nel dire che un bambino abilissimo in ambiente acquatico potrebbe perfettamente essere un bambino goffo in ambiente terrestre: letteralmente “un pesce fuor d’acqua”. In un momento formativo fondamentale da un punto di vista motorio come quello dell’infanzia, in cui le nostre strutture cognitive sono più plasmabili e determinano quindi un apprendimento migliore rispetto all’età adulta, limitare la scelta dell’attività sportiva solo al nuoto potrebbe essere controproducente.

Il consiglio è quindi di affiancare nell’infanzia al nuoto anche un’altra attività sportiva di tipo gravitario: attività in cui ci sia l’imprevidibilità della situazione ( pallavolo , calcio etc .

Per quanto riguarda gli “effetti curativi” o presunti tali del nuoto su scoliosi, dorso curvo, mal di schiena ecc., una recente ricerca da parte dell’Isico (Istituto scientifico italiano colonna vertebrale) ha chiarito questo aspetto. La ricerca si chiama appunto: “Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey”, ovvero “il nuoto non è una terapia della scoliosi”. Ha confrontato 112 nuotatori a livello agonistico con 217 studenti di pari età. Il risultato a dir poco sorprendente è stato che i praticanti presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena.

Al di là delle ricerche, se valutiamo la dinamica natatoria di alcuni stili, come la rana o il delfino, è facile verificare come venga accentuata la curva lombare con conseguente iperlordosi. Non ci sarebbe da sorprendersi quindi se la pratica continua di questi stili possa determinare nel tempo una lombalgia.

Non è mia intenzione demonizzare questo sport, anzi lo ritengo per certi aspetti adatto ad essere affiancato all’aggettivo “completo”. Il nuoto impegna globalmente le nostre masse muscolari richiedendo al tempo stesso un adeguato intervento cardiocircolatorio e respiratorio. E’ inoltre un’attività intrinsecamente divertente e allo stesso tempo rilassante, il che non guasta.Imparare a nuotare è importante ed è meglio impararlo fin da piccoli anche perché infonde sicurezza.

 In tempi come quelli moderni in cui sedentarietà e obesità regnano sovrani sarei un folle se mi permettessi di sconsigliare il nuoto come attività fisica o sportiva. Tuttavia vanno evitati anche gli estremismi di esaltazione verso questa disciplina. Il nuoto non è la panacea di tutti i mali.

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